categoria:pensieri, politica, riflessioni, comunismi, giustizia, attualità, pacs, di pietro, veltroni, moralismi, disinformazione italiana
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Come mi è di istinto e di natura, la libertà è il mio nord ed il mio sud... Orizzonte senza fine e vento per le mie ali...
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Avete sacrificato l'onore per la pace: avete avuto il DISONORE e la GUERRA... W.Churchill
Ballando col diavolo il diavolo non cambia: sei tu a cambiare... da:8mm
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Il comunismo non si è mai battuto per altro, che non fosse l'affermazione di se stesso. Il resto è solo collaterale. - questa è mia
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Come da copione Obama ha portato il “vento nuovo”, nell'approccio internazionale, soprattutto verso il Medioriente. Lo ha fatto dall'Egitto, dall'università di El-Azhar, luogo importante e simbolico. E ovviamente tutti a fare l'esegesi del suo discorso, di quel che “voleva dire”. Lo ha fatto con stile e il suo assodato charme. Ma chi c'è dall'altra parte? Perché è stato detto discorso “all'Islam”? Qualcuno si chiede se dalla parte opposta c'è qualcuno che può fare lo stesso e parlare in nome dell'Islam? Ha parlato di verità e rispetto reciproco, di porre fine al “sospetto” ma solo a chi ha in antipatia l'occidente in quanto tale, può pensare che quel che è successo A SEGUITO dell'11 settembre, sia una guerra di “religione”. Prima di tutto, ai soliti denigratori del suo predecessore, Obama si può permettere di fare un discorso di questo tipo, perché non è successo a lui di ritrovarsi con le macerie delle Twin Towers fumanti, in mano (ve lo immaginate un qualsiasi presidente a fare lo stesso anche solo un anno dopo l'attentato?). Senza contare che questa “apertura” non tiene conto di una cosa: dei moti di giubilo che tanti musulmani hanno avuto, all'indomani dell'11/9, in tanti paesi, e non certo “organizzati dai regimi”. Quindi a quale interlocutore si rivolge? Alla gente comune, ai regimi o ai teocrati? Ancora, sulla tolleranza, Obama dice che “ha visto con i suoi occhi la tolleranza dell'Islam in Indonesia, da giovane”, e come mai NON è il modello “tollerante” ad avere i predominio nei paesi islamici? In più se gli USA sono diventati patria di tutte le religioni e tutte le razze, è per il loro DNA, basato sullo spirito dei Padri Fondatori, che non mi risulta avessero il Corano sottobraccio. I musulmani sono arrivati dopo ed hanno potuto convivere CON ciò che già c'era, non è che hanno fondato loro gli USA. Sul caso Israele-Palestina non mi pare che abbia spostato un granché: è più facile “ragionare” sui limiti degli insediamenti, o con dei fanatici che negano il DIRITTO DI ESISTERE alla controparte, in nome della loro RELIGIONE? In più questo bel discorso credo che avrebbe avuto più presa, quando le strade del Cairo erano più simili a quelle di Londra: con ragazzi in jeans a zampa di elefante – come ricordava Magdi Allam – rispetto ad ora che è piena di donne velate. Perché la verità è un tantino più scomoda: sarebbe l'Islam a doversi preoccupare della SUA IMMAGINE, visto che non ha saputo, e non pare ne abbia nemmeno la VOGLIA, di cacciare a calci in culo tutti le teste calde che predicano la “guerra santa” dalle loro moschee. In casa loro e IN CASA NOSTRA. Perché le moschee, quelle continuano a volerle. E fintanto che continueranno a fare arresti e assembramenti davanti alle nostre basiliche, il sospetto, sono LORO ad alimentarlo, altro che balle.
Insomma, io non sono tanto entusiasta di questo “storico” discorso, anche perché lui ha parlato in nome degli Stati Uniti, democraticamente eletto e legale rappresentate, e tra uno o due mandati, gli USA rimarranno gli USA e continueranno ad eleggersi un presidente. In nome dell'Islam chi è che prenderà la parola?